INTRA – CANNERO RIVERA – SAN BARTOLOMEO

LAGO MAGGIORE: VIA DELLE GENTI

Lago Maggiore
Escursionistico
Distanza 31 km
Durata 9 h e 30 min
Elevation N.P.
Dislivello + +1330
Dislivello – -1330
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

La Via delle Genti da Verbania Intra al confine svizzero rappresentava l’antica strada di collegamento tra i paesi del Verbano e la Svizzera.

La Via proseguiva poi in Svizzera lungo i paesi del Lago Maggiore fino a Locarno e poi nel piano di Magadino dove si collegava alla Via che saliva al Passo del San Gottardo.

Il tratto da Verbania al Confine di stato si effettua in due piacevoli tappe fattibili tutto l’anno, fatto salvo nell’imminenza di nevicate.
È un itinerario che si svolge a mezza costa sempre con splendida vista sul Lago Maggiore e che permette di attraversare piccoli paesini e la Riserva del Sacro Monte di Ghiffa, Patrimonio Unesco raggiungendo infine i meravigliosi borghi lacustri di Cannero e di Cannobio.

Info e tappe: https://www.piemonteoutdoor.it/it/attivita/escursionismo/delle-genti




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A picco sul Lago Maggiore

VIA FERRATA “LA MICCIA”, UN VERO TERRAZZO PANORAMICO

Lago Maggiore
Difficile
Distanza 250 m
Durata 2 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +167
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

La via ferrata “La Miccia” è stata realizzata dal Comune di Baveno grazie ai finanziamenti ottenuti dal bando di GAL Laghi e Monti e la stretta collaborazione della Sezione CAI di Baveno; è stata inaugurata a giugno 2020.

Questa variante si sviluppa parallela al primo terzo della ferrata dei “Picasass” e si unisce ad essa in corrispondenza del terrazzo panoramico, dove è posizionato il libro di vetta per entrambe le ferrate.

Il sentiero che porta all’attacco si stacca poco prima dell’inizio della ferrata dei “Picasass” scendendo pochi metri a destra, attraversando una pietraia e risalendo 10 minuti fino alla base delle placche della partenza.

Le difficoltà di questa variante sono decisamente più elevate della ferrata dei “Picasass” e non vanno sottovalutate; è necessario avere una buona preparazione atletica per superare le lunghe parti strapiombanti dove la trazione di braccia sulle staffe può essere molto stancante in mancanza di una buona tecnica. Per riposare sui tratti strapiombanti si consiglia una longe corta o l’uso di un anello di 30 cm di cordino diametro 8 mm con un capo strozzato all’asola di servizio dell’imbracatura e all’altro capo un moschettone base larga che permette di assicurarsi alla staffa per scaricare il peso dalle braccia.

La ferrata inizia con un tratto verticale abbastanza lungo su placche leggermente appoggiate, dove la progressione avviene prevalentemente per aderenza, non ci sono staffe, c’è solo il cavo di acciaio per l’autoassicurazione. In questo tratto si consiglia di progredire alternando la pura arrampicata con la trazione di braccia sul cavo. Un breve traverso porta a un passaggio su una liscia pancia granitica, per poi continuare con alternanza di brevi traversi e tratti verticali sempre senza staffe.

Un traverso in leggera discesa porta sotto il primo strapiombo di circa 15 metri dove compaiono le staffe indispensabili in questi tratti per la progressione. All’uscita di questo si continua su una dorsale che porta ad un altro tratto strapiombante di 4-5 metri con uscita pianeggiante che continuando verso destra porta sotto un altro strapiombo di 7-8 metri con caratteristica uscita in traverso laterale a destra. Da qui le difficoltà diminuiscono velocemente e in breve ci si raccorda al terrazzo panoramico punto di congiunzione con la ferrata dei “Picasass”, dove è posizionato il libro di vetta.

Per raggiungere la via ferrata seguire le indicazioni per la località Tranquilla, dove nei pressi dell’omonimo campeggio si trovano le frecce segnaletiche del sentiero VM3 – VM3b

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Quick info

  • Difficoltà: Molto difficile

  • Sviluppo: 250 m

  • Dislivello: 167 m

  • Esposizione: Sud / Est

  • Tempo di percorrenza: 1 ora per la Miccia , 1 ora per terminare la parte Picasass

  • Tempo di percorrenza totale: 4 ore con rientro alla base

Da Arona a Suna

Lungo il Lago Maggiore, dal San Carlone al Golfo Borromeo

Lago Maggiore
Medio
Distanza 33 km
Durata Oltre 10 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +246
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Descrizione dell’itinerario

L’itinerario si sviluppa in parte lungo antichi percorsi, tra cui la “Via Napoleonica”, che da Milano risaliva il Lago Maggiore sulla sponda piemontese, per poi inoltrarsi in Ossola, verso il Passo del Sempione.
Prima di intraprendere l’itinerario, vale una visita al centro di Arona, con le chiese e il Museo Archeologico e Mineralogico, e i suoi immediati dintorni, in particolare la Rocca Borromea e il Sacro Monte di San Carlo, che sebbene definito tale, non rientra nel gruppo di Sacri Monti UNESCO.
Dal Colosso di San Carlo, o più comunemente “San Carlone”, ci si dirige in direzione di Dagnente e quindi di Meina, camminando prevalentemente su strade asfaltate che attraversano zone residenziali, prestando particolare attenzione al traffico veicolare, essendo strade per lo più prive di marciapiedi o spazi per un transito pedonale.

A Meina può valere la pena una deviazione dal centro per visitare il Museo di Meina, ospitato nella storica Villa Faraggiana
Alternando tratti boscosi a brevi scorci sul lago, si giunge rapidamente a Lesa, dove si guadagna un po’ di quota e iniziano ad offrirsi all’escursionista panorami di più ampia portata, alternati alle ville storiche storiche ottocentesche. Anche qui, si consiglia una deviazione per la visita al Museo Manzoniano.
Attraversando ancora zone residenziali e alcune aree agricole, si raggiunge Belgirate, con la maestosa Chiesa Vecchia o Chiesa di Santa Maria, risalente all’XI secolo, dalla quale si ha un ampio panorama sul basso Verbano.

Rapidamente si sale di quota per poi proseguire alti sul lago verso Stresa e le sue frazioni. Al limite di una radura si incontra il piccolo oratorio di San Paolo, nelle cui vicinanze furono ritrovate alcune monete dell’epoca imperiale romana e un masso con alcune coppelle, segni di un’antica frequentazione dell’area. La mulattiera prosegue fino a Magognino, per poi scendere al piccolo cimitero frazionale che ospita anche la Chiesa di Sant’Albino, altra struttura di epoca medievale, con un piccolo campanile caratteristico delle pievi di quell’epoca.
Si inizia ora a scendere leggermente, sempre su sentieri e mulattiere, verso Passera e quindi a Stresa, passando alle spalle di Villa Pallavicino, che ospita un parco botanico-faunistico visitabile.

A Stresa l’itinerario percorre il lungo lago, ma è comunque consigliata una visita al centro e con il battello (di linea o privato) alle Isole Borromee (Isola Bella, Isola dei Pescatori e Isola Madre). Superati i grandi alberghi di lusso della riviera stresiana, per un breve tratto si percorre la Strada Statale del Sempione, fino all’Hotel Villa Aminta, dove si sale rapidamente e ci si immerge in un mondo rurale che contrasta fortemente con il lusso turistico del lago.
Su sentiero in falso piano, tra prati e boschi, si raggiunge la prima frazione di Baveno, Roncaro, e si discende al lungo lago.

L’itinerario tocca quindi il cuore turistico-culturale della cittadina, con la Chiesa dei SS. Gervasio e Protasio, il Battistero e il Museo Granum, dedicato al Granito Rosa di Baveno e al lavoro degli scalpellini, e prosegue quindi verso la frazione di Oltrefiume, che sorge proprio ai piedi delle cave del pregiato granito.
Si prosegue in direzione nord, abbandonando progressivamente l’area abitata e iniziando una breve salita verso il colle che ospita la Torre di Feriolo, postazione di epoca medioevale a controllo del lago e dello sbocco dell’Ossola. Si scende quindi a Feriolo, e lungo l’itinerario ciclo-pedonale ci si inoltra nella Riserva Naturale di Fondotoce, costeggiando l’area del canneto, di notevole importanza naturalistica e luogo di nidificazione e passaggio di numerose specie di uccelli. Lasciata la Riserva, si sale rapidamente al borgo di Cavandone, con il suo tasso secolare, e quindi su comoda mulattiera, ridiscende alla sponda del Lago Maggiore, nel centro abitato di Suna.

PUNTI DI INTERESSE
Arona
Chiesa dei SS Martiri (Chiesa di San Graziano)
Collegiata della Natività di Maria Vergine
Chiesa di Santa Maria di Loreto (Chiesa di Santa Marta)
Colosso di San Carlo
Parco dei Lagoni di Mercurago
Civico Museo Archeologico
Civico Museo Mineralogico
Rocca borromea
Piazza del Popolo

Meina
Museo Meina
Chiesa Santa Margherita
Chiesa La Madonnina
Villa Bonomi
Villa De Savoiroux
Villa Eden
Villa Faraggiana
Villa Faraone
Villa Kitzerow
Villa Paradiso
Villa La Favorita

Lesa
Chiesa San Giorgio
Chiesa San Rocco
Chiesa San Giovanni Battista
Chiesa San Sebastiano
Chiesa San Martino
Santuario Madonna di Campagna
Museo Manzoniano
Palazzo Stampa
Villa Cavallini

Belgirate
Chiesa Santa Maria e San Carlo
Chiesa Vecchia
Oratorio di San Paolo
Casa De Fichard
Casa Martelli
Villa Conelli
Villa Serafini
Villa Principessa Matilde

Stresa
Isole Borromee
Villa Pallavicino
Villa Ducale

Baveno
Chiesa SS. Gervaso e Protasio
Battistero
Museo Granum
Oltrefiume
Torre di Feriolo
Feriolo

Suna
Chiesa di Santa Lucia
Oratorio della Beata Vergine del Buon Rimedio
Torraccia medievale
Cappelle devozionali lungo i Sentieri del Monterosso
Cavandone
Chiesa Parrocchiale della Natività di Maria

PUNTI DI APPOGGIO
STRUTTURE RICETTIVE

NOTE TECNICHE
TAPPE: consigliata la percorrenza in 3 tappe, da Arona a Belgirate (10 km), da Belgirate a Baveno (10 km), da Baveno a Suna (13 km)
quota minima dell’itinerario 204 m s.l.m., quota massima 450 m s.l.m. CLICCA QUI per il grafico altimetrico.
DURATA: da 3 a 6 ore per ciascuna tappa
TIPO DI PERCORSO: Escursionismo – PREVALENZA STERRATO ma lunghi tratti su asfalto

PER APPROFONDIMENTI

http://www.distrettolaghi.it
http://www.statuasancarlo.it
http://www.comune.meina.no.it/ComGuidaTuristica.asp
http://www.comune.lesa.no.it/ComGuidaTuristica.asp
http://www.comune.belgirate.vb.it/ComGuidaTuristica.asp
http://www.stresaturismo.it/default.asp
http://www.bavenoturismo.it




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Come antichi pellegrini lungo la mulattiera che dalle sponde del lago sale fino ad uno dei Sacri Monti di Piemonte e Lombardia

LAGO MAGGIORE: SACRO MONTE DI GHIFFA

Lago Maggiore
Facile
Distanza 5,5 km
Durata 2 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +300
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Come antichi pellegrini lungo la mulattiera che dalle sponde del lago sale fino ad uno dei Sacri Monti di Piemonte e Lombardia che dal 2003 sono Patrimonio UNESCO, passando dall’acqua scintillante ai fitti boschi di castagni.

località di partenza: Ghiffa, imbarcadero (200 m)
località di arrivo: Sacro Monte (360 m)
quota massima: Cappella del Porale (470 m)
dislivello: 300 m circa totali
distanza: 5,5 km totali
tempo di percorrenza al netto delle soste: 2 ore totali
tipologia di percorso: misto (sentiero, asfalto, sterrata)
segnaletica: cartelli, bolli bianco/rossi
acqua: fontane a Ghiffa e al Sacro Monte
periodo consigliato: tutto l’anno in assenza di neve
come arrivare: dista 6 km da Verbania. Direzione Locarno, lungolago. Parcheggi nei pressi dell’imbarcadero a disco orario (60 min.). Parcheggio libero a 650 metri dal Municipio. In autobus: linea 3 Verbania-Cannobio-Brissago, fermata Ghiffa; linea 8 Intra-Ghiffa-Oggebbio, fermata Ronco (www.vcotrasporti.it).
informazioni: Distretto Turistico dei Laghi – www.distrettolaghi.it; Ufficio Turistico Corso Belvedere 94 c/o Imbarcadero, tel. +39 339 6330959; Comune di Ghiffa – www.comune.ghiffa.vb.it; Ente Gestione dei Sacri Monti – www.sacrimonti.org; Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte della SS. Trinità di Ghiffa – www.parks.it/riserva.sacro.monte.ghiffa

L’itinerario

Dall’imbarcadero si percorre un tratto di lungo lago con l’acqua alla propria destra fino ad arrivare davanti alla chiesa di Santa Croce. Salendo lungo la scalinata verso destra si arriva ad un’area giochi con tavolini e panchine. Sulla sinistra invece si sale in via ai Motti seguendola verso destra fino ad un incrocio con tre vie.

Se si lascia l’auto al parcheggio libero, è sufficiente imboccare la scalinata che si trova all’inizio dell’area di sosta e che porta ad un piccolo oratorio, si passa quindi nel vicoletto arrivando al medesimo incrocio.

Si prende in salita (a sinistra per chi arriva dall’imbarcadero, a destra per chi arriva dal parcheggio) percorrendo la stretta via Nigra fino ad arrivare sull’asfaltata Via Marconi che va seguita verso destra, in salita.

La strada è molto stretta, a senso unico in salita e si deve stare attenti all’eventuale passaggio di autovetture.

Si raccorda su una strada più ampia, via Risorgimento, in borgata Ronco. Il cammino prosegue lungo la scalinata che si trova un poco più avanti, sulla sinistra, ma prima si consiglia di proseguire alcuni metri per ammirare la chiesetta dalla facciata in pietra che fa parte del vicino convento.

Il monastero della SS. Trinità ospita dal 1906 una cinquantina di monache Benedettine dell’Adorazione Perpetua del SS. Sacramento. Se entrate all’interno della chiesa siate rispettosi: in qualsiasi momento, sia giorno che notte, almeno una suora è presente intenta a pregare.

Dalla chiesa si torna indietro per salire lungo la scalinata che porta alla chiesa di Ronco e alla piazza Fontane. Si passa accanto all’edificio sacro e all’incrocio a T che si trova alle sue spalle si prende a sinistra via Torino (vecchio segno mezzo cancellato “al Santuario”) per imboccare subito dopo, a destra, via Careghetta. La via, molto stretta, sale fino ad un ulteriore incrocio a T. Qui si prende la via di destra, più larga e selciata, che porta infine nel bosco. Entrati nel bosco si trova un ulteriore bivio. Memorizzate il punto poiché entrambe le vie sono corrette, noi consigliamo di proseguire dritti, da destra si arriverà poi al ritorno. Si continua dunque lungo la selciata (scivolosa in caso di pioggia) salendo rapidamente fino ad arrivare ad una nuova selciata che si segue verso destra per salire agli edifici del Sacro Monte.

Già anticamente esisteva in loco un oratorio del XII-XIII secolo dedicato alla SS. Trinità. Nel 1591 questo edificio viene menzionato e si può vederlo tuttora all’interno della navata dell’attuale chiesa, sulla sinistra, dove si trova l’affresco che raffigura tre volte la figura di Cristo (simbolo della Trinità: tre persone uguali ma diverse). Tra il XVI ed il XVII secolo il sito venne ampliato con la creazione del Sacro Monte formato con la chiesa della SS. Trinità (del 1617) e le cappelle dell’Incoronazione della Vergine (del 1647), San Giovanni Battista (del 1659) e di Abramo (del 1703), oltre ad un porticato che ripara una Via Crucis del 1752, chiuso da un lato da una piccola cappella.

Si segue ora il percorso per disabili che passando davanti al portico della Via Crucis porta ad un’area picnic coperta con tavolini e fontana. Lo spazio aperto attorno agli edifici sacri si presta (si raccomanda: senza schiamazzare!) al movimento libero e di gioco dei bambini poiché non vi sono elementi di pericolo.

Il bosco sovrastante il sacro Monte dal 1987 è Riserva Naturale Speciale.

Dopo la pausa merenda o pranzo, si continua lungo il Sentiero Naturalistico scandito da pannelli didattici (cartelli bianchi “Cappella del Porale e Caronio”) caratterizzato nella prima parte dalla presenza del sentiero per disabili accanto alla sterrata. Lo si abbandona per seguire, a destra, la sterrata in salita (Cartelli “Pollino”). Si può percorrere tutta la sterrata o, in alternativa, imboccare a sinistra una larga “tagliata” in forte salita. Entrambe le vie confluiscono al medesimo punto poco prima del bivio per tornare al Sacro Monte. Prima di proseguire, però, invitiamo a percorrere ancora alcuni metri in direzione di “Pollino” per raggiungere la piccola cappella del Porale, del 1797, immersa nel fresco bosco. Tornati quindi al bivio precedentemente citato nella descrizione, si prende l’ampia pista che si inoltra nel bel bosco di castagni e che con andamento praticamente pianeggiante ripercorre, un poco più a monte, la strada fatta all’andata. Si incontra un unico bivio ma è sufficiente mantenersi sempre sulla via pianeggiante più ampia per arrivare, dopo una leggera discesa, ad una piccola centrale.

Qui, sulla sinistra, si trova l’inizio di un Percorso Vita che con una lunghezza inferiore al chilometro porta a diciotto esercizi fisici, da realizzare parte con attrezzi, parte a corpo libero.

Si prosegue a destra, passando accanto all’edificio della centrale e imboccando il sentiero scalinato che in forte discesa riporta al Sacro Monte (cartello “SS. Trinità” e segni bianco/rossi). Si passa di nuovo accanto al Porticato della Via Crucis e alla cappella di San Giovanni Battista per prendere il sentiero sulla sinistra (cartelli “Cappella di Abramo” che fan scendere lungo un sentiero che sfiora la strada asfaltata e porta alla cappella del Patriarca Abramo, discosta rispetto agli altri edifici del Sacro Monte. Si prosegue oltre la cappella per imboccare il sentiero selciato (cartelli “Ghiffa”) che in breve porta al bivio già incontrato in salita. Da qui si scende lungo la via percorsa all’andata, andando, eventualmente, alla scoperta dei caratteristici vicoli stretti e tortuosi che costituiscono il centro vecchio di Ghiffa e che si dipanano alle spalle della chiesa, come via ai Motti, via Alessandro volta, via Soccorso, via Taccioli.

Per saperne di più:

Museo del Cappello
Dal 1881 al 1981 nel Comune di Ghiffa fu attiva una fabbrica di cappelli in feltro, la Panizza, tuttora produttiva anche se trasferitasi in Toscana (www.panizza1879.com). Oggi l’edificio dello stabilimento è stato trasformato in residence ma all’interno di due sale è stato allestito un museo che presenta l’arte della fabbricazione del cappello con esposizione di macchinari, fotografie, stampe d’epoca e video (www.museodellartedelcappello.com).

consigli per i baby escursionisti

Escursione semplice che non presenta difficoltà. Con bambini in passeggino è possibile salire con l’auto al Sacro Monte e percorrere il Sentiero per Disabili. Area giochi alle spalle della chiesa parrocchiale di Ghiffa, mentre l’area del Sacro Monte offre pietre da scalare e alberi dietro cui nascondersi, mentre anche il Percorso Vita offre nuovi stimoli per scaricare le energie dei piccoli camminatori.

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino, Annalisa Porporato




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Percorso lineare seguendo antiche mulattiere che collegavano Stresa a Belgirate

Lago Maggiore: sentiero dei castagni da Stresa a Belgirate

Lago Maggiore
Medio
Distanza 8 km
Durata 3 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +400
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Percorso lineare seguendo antiche mulattiere che collegavano Stresa a Belgirate

località di partenza: Stresa (200 m)
località di arrivo: Belgirate (200 m)
quota massima: Chiesa di San Paolo (480 m)
dislivello: 400 m circa solo andata (non continuativi)
distanza: 8 km solo andata
tempo di percorrenza al netto delle soste: 2 ore e 30 minuti solo andata
tipologia di percorso: misto (asfalto, selciata, sentiero, sterrata)
segnaletica: segni bianchi/rossi, cartelli “Sentiero dei Castagni” e “L2 Stresa-Belgirate”
acqua: fontane nei centri abitati
periodo consigliato: dalla primavera all’autunno se si effettua il ritorno in battello o bus; tutto l’anno, in assenza di neve, se si effettua il ritorno a piedi per la medesima via dell’andata.
come arrivare: Stresa è situata lungo il lato occidentale del Lago Maggiore. Dalla A26, uscita Carpugnino, dista 7,5 km. Parcheggi presso l’imbarcadero (a pagamento) e presso la stazione FS. In autobus: linee Verbania-Stresa-Arona (www.safduemila.com); linea Novara-Domodossola (www.stnnet.it). In treno: linea Milano-Domodossola, fermata Stresa (www.trenitalia.com). In battello: linee Arona-Locarno e Locarno-Arona (www.navigazionelaghi.it).
informazioni: Distretto Turistico dei Laghi www.distrettolaghi.it; Ufficio IAT – Piazza Marconi 16, Stresa, tel. +39 0323 30150, www.stresaturismo.it; Comune di Stresa www.comune.stresa.vb.it; Ufficio Turistico – Via G. Mazzini 12/14 c/o imbarcadero, Belgirate, tel. +39 331 2324425; Comune di Belgirate www.comune.belgirate.vb.it

L’itinerario

Dall’imbarcadero si punta verso il centro imboccando una delle vie pedonali (Via Tomasi oppure Via Mazzini) che portano in Piazza Cadorna. Da qui si si prende a sinistra per Via De Vit che porta in Via Manzoni (cartello “Sentiero dei castagni” e “L2 Stresa-Belgirate”) percorrendo la quale si arriva al monumento dedicato all’amicizia tra lo scrittore Alessandro Manzoni ed il filosofo Antonio Rosmini.

Rosmini e Manzoni vennero in contatto nel 1826 e da allora si frequentarono a Milano e, soprattutto, a Stresa dove Rosmini viveva, mentre Manzoni, a partire dal 1839, trascorreva le vacanze estive presso la vicina Lesa. Amicizia durata nel tempo fino alla morte del filosofo, nel 1855, la cui sepoltura si trova nella chiesa del sovrastante collegio.

Si prosegue in salita, arrivando al cancello secondario di Parco Pallavicino.

Villa Pallavicino si deve a Ruggero Borghi, amico del Manzoni e del Rosmini. Nel 1862 passò alla famiglia nobile genovese Pallavicino che ampliò la tenuta e trasformò il giardino in museo faunistico aperto al pubblico. Oggi, Villa e Parco Pallavicino appartengono al circuito turistico Terre Borromeo. Il Parco Pallavicino è un’oasi di pace per i visitatori ma soprattutto per
le 60 specie di mammiferi e volatili che qui vivono insieme ad alcuni esemplari selvatici recuperati dagli agenti della tutela faunistica (www.terreborromeo.it).

Poco oltre, giunti ad un pilone votivo all’incrocio di tre vie, si imbocca la strada acciottolata al centro (cartello marrone “Sentiero storico pedonale”) che con salita graduale passa rasente ai confini di Parco Pallavicino. Appena prima di un cancello si prende a sinistra (segni bianco-rossi) mentre la selciata si fa rovinata, diventando più una sterrata. Ci si inoltra così in un bel tratto boschivo molto suggestivo, caratterizzato da castagni. Arrivati su asfalto lo si attraversa proseguendo oltre su sentiero che porta in breve all’Oratorio di Passera.

Costruito tra il 1657 ed il 1737, è il più piccolo santuario di Stresa e sembra venne edificato in seguito ad un voto fatto da un mercante di vino scampato ad un naufragio.

Si prosegue lungo la strada ora asfaltata che passa adiacente all’oratorio e attraversa la borgata fino a che, abbandonate le case, diventa nuovamente sterrata arrivando ad un bivio. Un cartello di legno “Sentiero dei Castagni” indica a sinistra ma, per una migliore fattibilità del percorso, meglio proseguire dritti seguendo i vistosi segni bianco-rossi “Sentiero Stresa-Belgirate L2”.

Una bella selciata in salita porta a passare nei pressi del sito del Mulin de la Stria di Passera, la cui storia è narrata su un pannello presente in loco. Purtroppo i resti del mulino sono invisibili, divorati dalla vegetazione, ma la lettura della leggenda sulla “strega”, immersi nel bosco di castagni, è comunque molto suggestiva. La selciata, molto bella, prosegue in forte salita, arrivando alla borgata Brisino e di nuovo all’asfalto che si prende a sinistra e subito dopo a destra. Lungo la strada si passa davanti ad un pannello che espone i ritrovamenti celtici fatti in zona per poi superare il campo da calcio e arrivare al cimitero al cui interno si trova la Chiesa di Sant’Albino del 1151 che custodisce un affresco quattrocentesco.

Passando accanto al cimitero (cartello “Belgirate L2”) si entra in un bel tratto tra castagni particolarmente suggestivo in salita, fino a raccordare sulla selciata che arriva da Magognino. La si segue verso sinistra, direzione Falchetti, percorrendo un piacevole tratto graduale. Superato un insolito vigneto circondato dai fitti boschi, si prende a destra in leggera salita su sentiero. Raggiunto di nuovo l’asfalto lo si attraversa e si prosegue per entrare nella borgata di Falchetti (fontana). Oltre la borgata si rientra nel bosco affrontando l’ultima salita, giunti infatti ad un vistoso bivio si prende il sentiero a sinistra che dopo un breve tratto graduale scende rapidamente. Una brevissima deviazione verso destra porta alla Chiesa di San Paolo nei cui pressi si trovano alcune antiche coppelle. Si attraversano alcune abitazioni, oltre le quali si prende la strada asfaltata verso sinistra, in discesa.

Nota: è possibile anche andare a destra, in leggera salita, per poi imboccare un sentiero a sinistra che raccorda sulla medesima strada asfaltata, più in basso. A conti fatti, però, si percorre la medesima distanza su asfalto, aggiungendo un po’ di salita, quindi tanto vale seguire subito la via a sinistra, come descritto.

Percorsi 500 metri su questa via, la si abbandona per scendere lungo una scalinata a sinistra che “precipita” letteralmente a Belgirate arrivando alla Chiesa Vecchia di Santa Maria, dalla cui terrazza si apre la panoramica sui tetti della località. Si prende ora la stradina pedonale proprio accanto all’edificio sacro che porta ad un sottopasso ferroviario. Attraversata la strada si prende la via pedonale affiancata dalle edicole della Via Crucis, per poi percorrere Via Conelli. Attenzione a prendere poi il secondo vicolo a sinistra, Scalone Cairoli, che porta a sbucare nei pressi della Chiesa Parrocchiale, e quindi sul lungolago. Una volta sul lungolago si prende a sinistra per arrivare all’Ufficio Turistico, oltre il quale si trova la curiosa statua del rospo e, ancora oltre, un piccolo parco giochi. Di fronte all’ufficio si trova l’imbarcadero dove si prende il battello per fare ritorno a Stresa, passando per l’Eremo di Santa Caterina del Sasso sulla sponda opposta del lago.

consigli per i baby escursionisti

Non accessibile a passeggini per la varietà di percorso.
Volendo, è possibile anche tornare per la medesima via dell’andata ma il battello, prima di effettuare scalo a Stresa, ferma al meraviglioso Eremo di Santa Caterina del Sasso e permette, così, di godere di una vera e propria mini-crociera.

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino e Annalisa Porporato




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Passeggiata pianeggiante ad anello alla scoperta del bosco planiziale umido, patrimonio UNESCO

Lago Maggiore: Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago

Lago Maggiore
Facile
Distanza 5 km
Durata Da 1 a 3 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +150
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Passeggiata pianeggiante ad anello alla scoperta del bosco planiziale umido di questo parco naturale, inserito dal 2011 nel Patrimonio UNESCO per gli importanti ritrovamenti archeologici e la sua storia di sito palafitticolo.

località di partenza e di arrivo: parcheggio di Via Gattico (270 m)
quota massima: necropoli della Civiltà di Golasecca (320 m)
dislivello: 150 m circa totali (non continuativi)
distanza: 5 km totali
tempo di percorrenza al netto delle soste: 2 ore totali
tipologia di percorso: sterrate, sentiero
segnaletica: frecce e cartelli con nomi delle “vie”
acqua: fontana al parcheggio
periodo consigliato: tutto l’anno, da evitare però con la pioggia, con la nebbia e nelle giornate estive più afose.
come arrivare: l’ingresso ufficiale dista 3 km da Arona. Si trova all’estremità meridionale del Lago Maggiore, in Via Gattico 6 ad Arona (cartelli marroni). Parcheggi presso la sede del parco. In autobus: Arona è servita da diverse linee (www.comazzibus.comwww.stnnet.itwww.safduemila.com). In treno: stazione di Arona sulle linee Milano-Domodossola e Arona-Novara (www.trenitalia.com). In battello: linee Arona-Locarno e Locarno-Arona (www.navigazionelaghi.it)
informazioni: Distretto Turistico dei Laghi www.distrettolaghi.it; Ufficio IAT – Largo Duca d’Aosta, Arona, tel. +39 0322 243601 www.visitarona.it; Comune di Arona www.comune.arona.no.it; Ente Gestione Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore www.parcoticinolagomaggiore.com

L’itinerario

L’ente parco propone diversi percorsi possibili segnalati da frecce e colori distinti, tutti reperibili sulle cartine messe a disposizione nella sede del parco.

Il nostro tracciato segue in parte il Percorso Archeologico (viola) prendendo il via lungo Strà di Pianèl da Gatic (numero 1). Al bivio caratterizzato da un pilone votivo si prende a destra, sempre lungo il percorso numero 1, per poi abbandonarlo andando dritto per Strà di Lagon (numero 2), che con andamento pianeggiante porta nei pressi del Lagone, l’area umida più grande del parco presso le cui rive sono stati rinvenuti i resti di un villaggio palafitticolo.

Il sito, trovato per caso durante lavori di estrazione della torba, risale ai secoli XVIII-XIII a.C. Esso ha restituito diversi oggetti ben conservati come ceramiche, armi, ornamenti di metallo, utensili in selce ma soprattutto tre ruote di legno e i calchi di due piroghe scavate in un tronco. La maggioranza dei reperti, oggi, è conservata presso il Museo delle Antichità di Torino.

Non è possibile avvicinarsi alle rive dello specchio d’acqua perché si tratta di area protetta e per via della fitta vegetazione; lo si può osservare solo da lontano ma la suggestione che lascia è intensa. Proseguendo oltre si arriva ad un incrocio a T; si prende a destra per Strà di Sèl (numero 15), abbandonandola quasi subito per andare a sinistra per il Senté dal Laghèt (numero 11). Il tracciato si snoda sinuoso presso una fitta zona di torbiera per salire verso il Motto Caneva. Ad un incrocio con più vie si prende ora a destra il Senté dal Custòn (numero 16), che passa presso la zona ove sono stati rinvenuti resti di una necropoli di epoca romana composta da una decina di tombe.

Con una breve deviazione sulla sinistra, questo sentiero porta sulla cima dell’altura, circondata da una pineta di pino strobo. Proseguendo invece dritti si passa accanto ad una seconda necropoli romana del I-II sec. d.C. Subito dopo si prende a sinistra il Senté dal Fòs (numero 17) che si va a ricongiungere con la Strà di Sèl (numero 15), che va seguita verso sinistra. Pochi metri e ci si trova sulla Strà di Pianèl da Gatic (numero 1) che porta a passare nei pressi della necropoli golasecchiana dell’Età del Ferro (VI-V sec. a.C.). Essa si trova su un vicino dosso, raggiungibile con breve deviazione verso destra.

La cosiddetta Cultura di Golasecca abbraccia un periodo che va dal IX al IV secolo a.C. e si espande sul territorio compreso tra i fiumi Po, Serio, Sesia e Ticino. Prende il nome dalla località in provincia di Varese sita sul Ticino ad una decina di chilometri da qui, dove furono fatti i primi ritrovamenti (cinquanta tombe con ceramiche e metalli).

Da questo punto si continua a seguire il sentiero numero 1 che aggirando il Motto dei Lagoni riporta al punto di partenza nei pressi del pilone votivo.

Per saperne di più:

Il Sancarlone
Ad Arona si trova qualcosa di unico: la Statua di San Carlo Borromeo (1538-1584) o Sancarlone, nome affettuoso per un monumento parente stretto della più nota Statua della Libertà americana. Inaugurato nel 1698, dopo 84 anni di lavoro, il colosso è alto 23,40 metri ma poggia su un piedistallo di 11,70, portando la sommità a svettare a ben 35,10 metri complessivi. La tecnica utilizzata fu così avveniristica da essere di ispirazione per la costruzione di Lady Liberty. La curiosità maggiore, oltre alle dimensioni, sta nella possibilità di entrare all’interno della statua e salire alla testa del santo grazie a strette scalette (non adatte a chi soffre di claustrofobia), arrivando ad ammirare il panorama del lago dalle aperture in corrispondenza degli occhi (www.statuasancarlo.it).

Museo Archeologico di Arona
Raccoglie i tesori archeologici della città e del basso Verbano con una collezione che va da reperti neolitici a ceramiche e vetri post-rinascimentali. Qui si trovano alcuni dei ritrovamenti del Parco dei Lagoni di Mercurago come un calco di ruota e i corredi funebri della Civiltà di Golasecca (www.archeomuseo.it).

consigli per i baby escursionisti

Passeggiata molto facile, tutta all’ombra, anche se da evitare nei momenti più afosi dell’estate. Il percorso indicato è accessibile solo parzialmente a passeggini.

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino e Annalisa Porporato




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Percorso lineare che da Cannobio porta attraverso verdi boschi e suggestive borgate

Lago Maggiore: Via delle Genti da Cannobio a Cannero Riviera

Lago Maggiore
Medio
Distanza 7,5 km
Durata 2 – 5 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +350
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Percorso lineare che da Cannobio porta attraverso verdi boschi e suggestive borgate lungo le antiche selciate utilizzate un tempo come comuni vie di comunicazione, per poi tornare indietro con una mini-crociera in battello.

Dal parcheggio o dall’imbarcadero si è a soli due passi dal Santuario di Cannobio che merita certamente una visita.

Nel 1522, sull’attuale sito, sorgeva la casa della famiglia di Tommaso Zaccheo, dove si trovava un piccolo dipinto su pergamena. In quell’anno il dipinto, raffigurante un Cristo in Pietà, prese a sanguinare. Le stanze superiori della casa diedero origine ad una prima cappella dove San Carlo Borromeo celebrò la sua ultima messa. Fu lo stesso San Carlo a chiedere la costruzione del Santuario, eretto tra il 1575 e il 1614.

Dal Santuario una breve scalinata porta a scendere sulla passeggiata lungolago, ricca di locali e a due passi dall’imbarcadero (fontana). Si percorre il piacevole e ampio lungolago di Piazza Indipendenza per poi prendere in salita Via Marconi (cartelli “Centro storico”). Si noti, all’incrocio con Via Umberto I, la fontana e gli affreschi che si trovano al di sotto del portico a sinistra del cinquecentesco Palazzo Pironi. Si prende ora a destra per Via Umberto I, ancora piacevolmente pedonale e costellata da attività commerciali e ristori, per poi attraversare la via aperta al traffico e arrivare accanto al bel Palazzo Parasio del 1291 (fontana), dietro il quale si trova il romanico Campanile di San Vittore alla cui base c’è l’Ufficio Turistico.

Si prosegue dritti lungo Via Antonio Giovanola, ora non più pedonale ma con traffico abbastanza ridotto. Si deve girare a sinistra imboccando la stretta Via G. M. Giovanola che si fa selciata e passa nei pressi di un grande lavatoio quadrato. Attraversata una via asfaltata si prosegue dritti per qualche passo ancora, arrivando ad un bivio. Si prende a destra la via in salita (cartelli bianchi “Casali Bagnara” e “Casali Roccolo”, segni bianco/rossi) arrivando ad un nuovo incrocio con i cartelli del sentiero. Si prende ora a sinistra (cartello bianco/rosso “Cannero” e cartello giallo “Via delle Genti”). La strada asfaltata si fa stretta e in forte salita fino ad uno slargo che funge da piccolo parcheggio, da qui diventa sentiero e poi si trasforma in una bella selciata che continua a salire in modo parecchio deciso oltre un vecchio pilone votivo di pietra e, passando a ridosso delle recinzioni di alcune abitazioni, diventa finalmente più graduale e si immerge in un bel bosco di castagni. Si sale ancora, ovviamente, ma in modo progressivo mentre, a tratti, si apre tra i rami la vista su Cannobio.

Tra querce e castagni si arriva ad una selciata più grande e regolare che si prende a destra, in salita, e che porta alle case della borgata Solivo (fontana). Giunti ad una strada asfaltata la si prende verso destra, sempre in salita (cartello bianco “Viggione”). Si segue l’asfalto per circa 250 metri per poi abbandonarlo prendendo una selciata a sinistra (cartello “Cannero” e cartello giallo “Via delle Genti”). Questa via raccorda su una selciata più ampia, si continua a sinistra in salita costante e graduale arrivando a Molineggi. La borgata è anticipata da una minuscola chiesetta, prosegue con un grande mulino ed è costellata da numerose sculture metalliche ottenute per lo più da vecchi attrezzi agricoli.

Passato un suggestivo ponte di pietra ci si inoltra in un bel tratto delimitato da una parte da un mancorrente di legno e dall’altra da rocce suggestive su cui si sono abbarbicati nel tempo i castagni, assumendo forme quasi fatate. Poco oltre si tocca la quota massima dell’intero percorso e si abbandona la sterrata per il sentiero a sinistra finalmente in discesa (cartello “Cannero”), che scende tra castagni in modo netto e deciso attraversando un suggestivo rio con rocce e cascatelle. La discesa molto netta porta a sfiorare le abitazioni di Carmine Inferiore in cui non ci si inoltra per proseguire verso destra (cartello “Cannero”) lungo un tratto graduale che attraversa diversi piccoli rii. Una scalinata fa prendere un po’ di quota e avvicina a Carmine Superiore e al suo Santuario.

Il borgo, risalente all’anno Mille, aveva funzione di casaforte: in caso di pericolo la popolazione vi trovava rifugio. Poco alla volta divenne abitato e nel corso del XIV secolo venne edificata la Chiesa di San Gottardo. Al suo interno, essa custodisce affreschi del XV-XVI secolo visibili dalla vetrata (pagate un piccolo obolo per l’illuminazione interna, ne vale la pena). Si pensi che durante il XVII secolo il borgo fu colpito dalla peste e gli affreschi della chiesa furono coperti di calce per disinfettare il luogo, usato come lazzaretto. Rividero la luce solo durante i restauri del 1932.

Il luogo è magnifico, sospeso sulla roccia e con un superbo panorama dalla terrazza che si allarga accanto alla chiesa. Si deve ora attraversare la borgata (fontana) percorrendo gli stretti vicoli di pietra, seguendo i bolli bianco/rossi ma facendo attenzione ai cartelli perché va tenuta la sinistra (cartelli “Cannero”). Si abbandona la borgata, inizialmente in discesa, poi alternando tratti di salita a discese, sempre immersi nel fitto del bosco in cui appaiono, a volte a sorpresa, suggestivi ruderi di edifici di pietra avvolti dalla vegetazione. I castagni poi qui sono molto belli ed evocativi: sarà facile immaginare storie avvincenti che coinvolgono streghe, elfi, gnomi e strani animali fantastici! Gradualmente si giunge ad una zona più aperta e terrazzata da cui si apre la vista sul lago e sui Castelli di Cannero.

I castelli si presentano simili a navi galleggianti a filo d’acqua. Eretti fra il XIII e il XIV secolo, avevano nome di Malpaga poiché costruiti a spese della popolazione locale. In essi si rifugiavano i cinque fratelli Mazzardi, detti Mazzarditi, che dominavano le zone circostanti con pugno di ferro e crudeltà. Fu il Duca di Milano Filippo Maria Visconti a mettere fine alle loro scorribande, assediando i castelli nel 1414 e radendoli poi al suolo. Ceduti in seguito alla Famiglia Borromeo, sugli isolotti venne edificata nel 1519 la Rocca Vitaliana, usata per controllare i traffici con la vicina Svizzera. Dal 2025, dopo anni di restauro, i Castelli di Cannero sono stati aperti ai visitatori (www.terreborromeo.it).

Si attraversa la piccola borgata di Cheggio (281 m) seguendo i rudimentali cartelli “Cannero” e scendendo fino alla strada statale che va attraversata.

ATTENZIONE: attraversamento pericoloso, usate le strisce pedonali che si trovano leggermente a destra e prestate particolare attenzione perché le vetture che viaggiano veloci arrivano a sorpresa da dietro la curva.

Una volta attraversato, si prende subito la pedonale a sinistra che in discesa porta verso Cannero Riviera, si devia poi a sinistra all’altezza di un cartello “Cannobio” (a ritroso) arrivando al piccolo porto, alla passeggiata lungolago e all’imbarcadero da cui prendere il battello per il ritorno.

Consigli per i baby escursionisti

Escursione tra boschi affascinanti che ha il suo culmine con il borgo di Carmine Superiore, vero tuffo a ritroso nella storia. Non adatto a passeggini.

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino e Annalisa Porporato

 




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Passeggiata al fresco del bosco che porta ad un punto di vista di grande suggestione

LAGO MAGGIORE E VERGANTE: SASS DEL PIZZ

Lago Maggiore
Medio
Distanza 5 km
Durata Da 1 a 3 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +200
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Passeggiata al fresco del bosco che porta ad un punto di vista di grande suggestione sospeso al di sopra del Lago Maggiore, con panchine evocative e alberi dalla posizione zen tra cui giocare.

località di partenza: Fosseno (600 m)
località di arrivo: Sass del Pizz (763 m)
quota massima: 800 m circa
dislivello: 200 m circa totali
distanza: 5 km totali
tempo di percorrenza al netto delle soste: 2 ore totali
tipologia di percorso: misto (sentiero, asfalto, sterrata)
segnaletica: cartelli bianco/verdi e cartelli gialli, segni bianco/rossi
acqua: fontane in Fosseno
periodo consigliato: tutto l’anno in assenza di neve
come arrivare: dista 12 km da Arona. Dalla A26 uscita Meina, quindi inizialmente seguire cartelli blu per “Meina”, in seguito cartelli blu per “Massino Visconti” e “Nebbiuno”. Arrivati a Nebbiuno attenzione a sinistra, cartelli blu “Fosseno”. Parcheggi in piazza Sant’Agata e lungo via Bertoletti. In autobus: linea Arona-Massino Visconti-Gignese, fermata Nebbiuno, a circa 2 km (www.pirazzi.it).
informazioni: Distretto Turistico dei Laghi – www.distrettolaghi.it; Ufficio IAT – Piazza Caduti di Nassirya 6, Nebbiuno – tel. +39 (0)322.060202; Comune di Nebbiuno – www.comune.nebbiuno.no.it

L’itinerario

In piazza Sant’Agata, dove è possibile parcheggiare, si trova un insolito monumento dedicato ai muratori e proprio alle sue spalle un’area giochi. Dopo la sacrosanta sosta, dando ora le spalle al monumento e all’area giochi, si prende la strada asfaltata a sinistra, in salita (attenzione: priva di marciapiede) che va seguita sempre in salita, ignorando diversi bivi, fino ad arrivare all’antico lavatoio immerso nel fresco degli alberi (fontanile e panchine di pietra). Si continua verso destra sulla strada asfaltata (sempre priva di marciapiede) che si snoda un po’ più pianeggiante tra le ultime case della borgata e le prime pendici del monte boscoso. Quando comincia a scendere si arriva ad un segnale di “stop” si prosegue verso sinistra sulla strada inizialmente asfaltata ma che diventa subito sterrata e si immerge nell’ombra del bosco giungendo ad uno spiazzo.

Volendo, sarebbe possibile parcheggiare anche qui, risparmiando circa 1km e 70 metri di dislivello ma perdendo la sosta all’area giochi e alle fontane.

Lo spazio aperto presenta numerosi bivi. Si deve imboccare la stradina tutta a sinistra (cartello “Sass del Piz F6”), ma tenete a mente la sterrata di fronte (cartello “F7”) perché l’anello proposto termina da quella parte. Si sale in modo graduale nel bosco che alterna un tratto iniziale più chiuso a tratti più aperti più avanti.

In uno di questi tratti più aerei si trova una traccia sulla destra attraverso un prato, alzando gli occhi si vede una manichetta a vento. Volendo, è una tagliata per la cima ma è molto ripida :consigliamo di seguire la pista, più lunga ma molto più graduale.

Si scende leggermente e si arriva ad un bivio che va preso verso destra in salita, inizialmente graduale, poi decisa e ripida, portando fino alla cima.

Volendo, è possibile arrivare a questo punto tramite il sentiero che arriva da sinistra e che parte dall’antico lavatoio, ma la salita così affrontata è molto ripida e ne avrete un assaggio nel tratto finale per la cima.

Ci si trova sulla sommità del monte, con diversi tavolini di legno all’ombra degli alberi, prevalentemente betulle, e un ampio splendido panorama verso il Lago Maggiore. Poco più a destra si eleva una grande croce mentre a sinistra è evidente una liscia roccia su cui sono state posizionate due rilassanti e panoramiche panchine, su cui soffermarsi in meditazione di fronte ad un grandioso panorama che si estende sulla parte meridionale del Lago Maggiore e sui laghi di Monate, Comabbio e Varese.

Gli alberi che ospitano l’area picnic si prestano a giochi di nascondino e corse ad ostacoli rendendo piacevole la sosta anche in assenza di strutture “artificiali”. Dopo essersi soffermati il giusto tempo, si riprende il cammino per effettuare l’anello e all’altezza delle panchine sulla roccia si prende l’ampio sentiero “F5” che procede in leggera salita, poi pianeggiante e di nuovo in salita fino ad un bivio dove si svolta a destra (cartello “F5” e cartello “Sentiero Novara”). Si procede in falsopiano, un tratto molto piacevole tra felci e betulle durante il quale si apre la vista verso il lago. Si giunge ad un ulteriore bivio dove si prende di nuovo a destra (cartelli “F5” e “F7”). Ora si comincia a scendere in modo costante percorrendo tratti di vecchia selciata in pietra ed entrando in un suggestivo bosco di castagni. Un ultimo bivio fa abbandonare il sentiero “F5” per seguire a destra il sentiero “F7” che prende a scendere fortemente, sempre in parte selciato, fino a chiudere il cerchio allo spiazzo incontrato all’andata.
Da questo punto si ripercorre la strada fatta all’andata.

Per saperne di più:

Nebbiuno
Fosseno, la località da cui prende il via l’escursione, è una delle frazioni del comune di Nebbiuno (le altre si chiamano Tapigliano e Corciago). Dal parcheggio si intravede la chiesa principale di Fosseno: Sant’Agata. Nei primi anni del XVII secolo esisteva già un edificio sacro ma “mal fatta, oscura, humida et troppo bassa. Vada il popolo pensando a farne una nuova in sito più decente et di forma più venerabile” (4 giugno 1618, visita del Vescovo di Novara mons. Ferdinando Taverna). Si dovrà attendere il 1680 perché inizino i lavori per la nuova chiesa e, stando ai contratti, oltre alle offerte in denaro ogni famiglia doveva fornire anche un manovale per i lavori, manovale che poteva essere uomo o donna.
Il Vergante
Con questo nome, il cui significato è “che digrada verso il basso”, si definiscono le colline che separano il Verbano (Lago Maggiore) dal Cusio (Lago d’Orta) e la cui cima più alta è il Mottarone (1492 m).
La sagra della fragola
Ebbene sì, fino agli anni Sessanta a Fosseno si producevano oltre millecinquecento quintali di fragole all’anno. Oggi la produzione è calata assai ma non la qualità e se siete golosi di questo frutto, non dovete mancare la tradizionale sagra che si svolge ogni seconda domenica di giugno con un mercato dedicato, pranzi e cene a tema, balli e animazioni.

consigli per i baby escursionisti

Percorso non adatto a passeggini, ma molto semplice e adatto per tutti i piccoli escursionisti a “due zampe”!

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino, Annalisa Porporato




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