Il percorso parte da Domodossola

CICLOVIA DEL TOCE, IN BICI TRA I BORGHI

Domodossola e dintorni
Facile
Distanza 19 km
Durata 2 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +70
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Il percorso parte da Domodossola, antica capitale dell’Ossola superiore, fulcro di una terra di confine, crocevia di culture e di commerci. Il nucleo storico di Domodossola, gioiello culturale di
assoluto rilievo a livello nazionale e non solo, è stato interessato negli ultimi anni da un importante intervento di riqualificazione architettonica. Il progetto denominato “Borgo della Cultura” ha voluto disegnare la nuova immagine dell’intero centro storico attraverso la riqualificazione dei suoi più importanti palazzi e la rivalutazione del sistema murario medievale che l’ha protetto e custodito gelosamente nei secoli.
Punto di arrivo di questo percorso tematico è il borgo di Vogogna, capitale dell’Ossola inferiore, inserita nella lista dei 217 “Borghi più belli d’Italia” (www.borghitalia.it), con un impianto architettonico del borgo medievale del XIV secolo. Vogogna è stata anche insignita della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano (www.bandierearancioni.it).




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percorso ad anello con partenza da Domodossola

CICLOVIA DEL TOCE, IN BICI TRA I FIUMI

Domodossola e dintorni
Facile
Distanza 18 km
Durata 1 ora 30
Elevation N.P.
Dislivello + +65
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Si tratta di un percorso ad anello con partenza da Domodossola che in senso orario fa il giro della piana tra Domodossola, Crevoladossola, Montecrestese, Masera e Trontano. Il percorso deve il suo nome al fatto di toccare cinque fiumi: Toce, Bogna, Diveria, Isorno e Melezzo.




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Il percorso parte da Ornavasso e raggiunge il canneto di Fondotoce

CICLOVIA DEL TOCE, IN BICI TRA I FIORI

Lago Maggiore
Facile
Distanza 14 km
Durata 1 ora
Elevation N.P.
Dislivello + +20
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

PISTA CICLABILE

Il percorso parte da Ornavasso e raggiunge il canneto di Fondotoce e la stazione di Verbania Pallanza attraversando le zone di produzione dei “Fiori Tipici del Lago Maggiore”: tra aprile e maggio, nel periodo delle fioriture, azalee, rododendri e camelie rivelano infinite tonalità di colore e sfumature.




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percorso in mtb

NELLA VALLE DEL PESCONE

Lago d’Orta
Facile
Distanza 10,5 km
Durata Da 1 a 3 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +250
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Partiamo dalla Piazza Unità d’Italia di Pettenasco nei pressi del municipio e proseguiamo in direzione del viadotto della ferrovia Novara-Domodossola lungo via Vittorio Veneto. Passiamo sotto il viadotto, raggiungiamo la fonte d’acqua e l’area picnic “Paganetto”: svoltiamo ora a destra sul sentiero, seguendo le indicazioni per Carcegna.
La strada corre per un breve tratto lungo la ferrovia per poi salire rapidamente nel bosco. Proseguendo arriveremo ad un bivio dove sulla nostra destra vedremo un cancello verde.
Qui prendiamo il sentiero che sale ripido a sinistra, superiamo un tornante e proseguiamo raggiungendo le prime case di Carcegna.
Continuiamo ancora fino ad incontrare la strada asfaltata (via Pettenasco) e poi lungo via Roma fino alla chiesa parrocchiale di S. Pietro.
Qui proseguiamo in direzione del circolo-bar di Carcegna imboccando via alle Scuole: superato il circolo scendiamo a destra in prossimità di un muretto, seguendo il sentiero fino alla scalinata che poi sale nel bosco.

In cima alla scalinata svoltiamo a sinistra e continuiamo sempre in salita lungo il sentiero nel bosco che in breve ci condurrà alle prime case di Miasino in via Borsattino. Passiamo sotto un voltone e svoltiamo poi a sinistra seguendo il muro di recinzione di Villa Nigra lungo via Solaroli.
Raggiunta la piazza proseguiamo diritto verso la chiesa parrocchiale di San Rocco e poi svoltiamo a destra lungo via Umberto I. Alla fine della via, dopo aver superato la chiesa del monastero sulla sinistra, occorre proseguire lungo via per Armeno in discesa. All’incrocio presso il cimitero di Pisogno, attraversare la strada e imboccare via Parrocchiale in direzione di Pisogno.

Superata la piscina all’aperto, svoltiamo a sinistra e poi a destra in via Regione Bagnalera: passiamo accanto ad una cappella e ad alcune casette. Teniamo la destra proseguendo tra i campi fino alla Strada delle Due Riviere in prossimità di un supermercato (sulla nostra destra). Attraversiamo la strada e svoltiamo subito dopo a destra lungo via dei Prati passando davanti al Museo degli Alberghieri di Armeno.
Raggiungiamo ora la piazza principale di Armeno, Piazza della Vittoria (se lo si desidera si può visitare la chiesa romanica di S. Maria Assunta nei pressi del cimitero) e proseguiamo lungo via Adis Abeba imboccando poi via Don Magnone. In prossimità della curva a destra svoltiamo a sinistra su sterrato e continuiamo nel bosco su sterrato, scendendo lungo la Valle del Pescone in direzione di Pettenasco.

Raggiungiamo la fonte d’acqua e l’area picnic “Paganetto” e passiamo sotto il viadotto della linea ferroviaria Novara-Domodossola: proseguiamo in direzione del centro di Pettenasco e del Museo dell’Arte e della Tornitura del Legno e raggiungiamo il nostro punto di partenza.

Da vedere: degni di nota su questo percorso sono il Museo dell’Arte e della Tornitura del Legno a Pettenasco, la Chiesa Parrocchiale di S.Maria Assunta di Armeno e la Villa Nigra a Miasino.

Progetto e realizzazione: Fabio Valeggia




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CICLOTURISMO CON PARTENZA DA OMEGNA

GIRO DEL LAGO D’ORTA

Lago d’Orta
Facile
Distanza 36,2
Durata 2 ore
Elevation N.P.
Dislivello + + 192
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Giro cult attorno al Lago e l’Isola di San Giulio

Un giro molto conosciuto e apprezzato soprattutto dagli ospiti stranieri. Le ragioni del suo successo sono diverse, dal lago all’isola, dalla torre al santuario… lungo un’arteria stradale a bassa intensità di traffico veicolare.




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Passeggiata piacevolissima fino alla pregevole chiesa romanica di Montorfano con un panorama unico sul Lago Maggiore

DA MERGOZZO AL MONTORFANO

Lago di Mergozzo
Facile
Distanza 3 km
Durata 3 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +150
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Passeggiata piacevolissima che dai vicoli medievali di Mergozzo porta al suo magnifico lago, per poi proseguire su una antica mulattiera fino alla pregevole chiesa romanica di Montorfano con un panorama unico sul Lago Maggiore.

località di partenza: Mergozzo lungolago (200 m)
località di arrivo: Montorfano (335 m)
dislivello: 150 m circa solo andata
distanza: 3 km solo andata
tempo di percorrenza al netto delle soste: 1 ora solo andata
tipologia di percorso: misto (asfalto, selciata)
segnaletica: cartelli “Sentiero Azzurro”
acqua: fontane in Mergozzo e in Montorfano
periodo consigliato: tutto l’anno
come arrivare: dista 10 km da Gravellona Toce e 10 km da Verbania. In entrambi i casi direzione “Fondotoce”, quindi “Mergozzo”. Parcheggi lungo la SP54. In autobus: fermata Mergozzo della linea 5 Verbania-Domodossola (www.vcotrasporti.it). In treno: stazione ferroviaria di Mergozzo lungo la linea per Domodossola (www.trenitalia.com).
informazioni: Distretto Turistico dei Laghi – www.distrettolaghi.it; Ufficio IAT – corso Roma 20, Mergozzo – tel. +39 0323.800935; Comune di Mergozzo – www.comune.mergozzo.vb.it

L’itinerario

Prima di avviarsi lungo la passeggiata che parte dal Lungolago si consiglia di percorrere alcuni dei vicoli interni di Mergozzo che dipartono dalla chiesa dell’Assunta del XVII secolo, caratterizzata da un grande impianto quasi incastrato tra gli stretti vicoli, con una solenne scalinata che anticipa il portico ed affiancata da un porticato che ripara una Via Crucis del XIX secolo. Poco distante si trova la bella chiesa di Santa Marta, in un puro romanico del XII secolo (fontana), a due passi dall’area del Lungolago.

Il lungolago offre panchine e ampi spazi pedonali, oltre ad un olmo che sembra avere ben cinque secoli di vita! Ponendosi di fronte all’acqua si va verso destra fino ad imboccare Via Borzoni (cartello marrone “Sentiero Azzurro”) e poi subito a sinistra. Quindi si imbocca la scalinata selciata in salita. In cima alla scalinata si prende a sinistra per via Maffioli arrivando all’Oratorio di Santa Elisabetta del 1623 (fontana). Dietro l’oratorio si prende per un momento a sinistra per via Nostrani per poi imboccare subito dopo via Montorfano a destra, in salita lungo larghi e profondi gradini (cartelli “Sentiero Azzurro”). Si passa quindi su asfalto procedendo in salita in mezzo alle villette per diventare sterrata con un dedalo di segni (cartelli, segni bianco/rossi, bolli blu, frecce gialle). Quando il tracciato diventa finalmente una vera selciata non si hanno più dubbi e si procede in ombra affiancati da muretti a secco. Dopo una salita si raccorda su una selciata un po’ più ampia e si prosegue a sinistra (cartelli) e subito dopo di nuovo a sinistra in leggera discesa che porta all’affaccio sul lago di Mergozzo, con panchine e fontane.

Il sentiero percorre il versante nord del monte Montorfano, alto appena 794 metri ma che ha la peculiarità di essere un unico blocco di granito bianco, cosa che spiega la presenza di diverse cave poiché da secoli esso viene estratto. Granito bianco di Montorfano è stato usato anche per le colonne di San Paolo Fuori le Mura, a Roma.

Il percorso si snoda piacevole con andamento graduale, quasi sempre a vista sulle acque del lago. Con una salita più netta si arriva ad una strada asfaltata.

Se si intende tornare con il treno e non a piedi si deve andare a destra, in discesa, arrivando alla stazione ferroviaria Verbania-Pallanza.

Si prende la strada asfaltata a sinistra, in salita, passando davanti al piccolo cimitero e arrivando ad un parcheggio. Si segue la sterrata a destra che porta ai prati che anticipano la bellissima chiesa romanica di San Giovanni di Montorfano (fontana e tavolini) che sorge isolata in tutta la sua purezza architettonica.

Risalente ai secoli XI-XII, sorge sui resti di un edificio religioso del IX secolo, ma recenti scavi han portato alla luce resti di una chiesa ben più antica dei secoli V-VI. La si trova aperta in orario di Messa.

Dopo la visita della suggestiva chiesetta si sale in mezzo alle abitazioni del paese fino a confluire in un passaggio delimitato da pietre deviando verso la pista erbosa sulla sinistra che sale fino al belvedere sul Lago Maggiore.
Il ritorno avviene sulla medesima via dell’andata.

Per saperne di più:

Lago o golfo?
Il Lago di Mergozzo era già abitato nell’antichità e i reperti ritrovati risalgono fino al 6000 a.C. Ma all’epoca era un golfo facente parte del Lago Maggiore. Solo nel XV secolo è diventato un lago a sé stante e la “colpa” sarebbe del fiume Toce che, poco alla volta, avrebbe portato così tanti detriti da creare lo sbarramento che oggi divide i due laghi.
Museo Archeologico e Ecomuseo del Granito
Situato in via Roma 8, a Mergozzo, presenta una raccolta di reperti offrendo in due piani una carrellata della storia locale che spazia dalla preistoria all’epoca romana. In una delle sale viene invece descritta la storia del granito e dei metodi di lavorazione (www.ecomuseogranitomontorfano.it). Poco distante, nella frazione Candoglia, la cava di marmo utilizzato per la costruzione e la manutenzione del Duomo di Milano.

consigli per i baby escursionisti

Passeggiata molto semplice ma per la caratteristica del fondo non accessibile ai passeggini.

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino, Annalisa Porporato




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Come antichi pellegrini lungo la mulattiera che dalle sponde del lago sale fino ad uno dei Sacri Monti di Piemonte e Lombardia

LAGO MAGGIORE: SACRO MONTE DI GHIFFA

Lago Maggiore
Facile
Distanza 5,5 km
Durata 2 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +300
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Come antichi pellegrini lungo la mulattiera che dalle sponde del lago sale fino ad uno dei Sacri Monti di Piemonte e Lombardia che dal 2003 sono Patrimonio UNESCO, passando dall’acqua scintillante ai fitti boschi di castagni.

località di partenza: Ghiffa, imbarcadero (200 m)
località di arrivo: Sacro Monte (360 m)
quota massima: Cappella del Porale (470 m)
dislivello: 300 m circa totali
distanza: 5,5 km totali
tempo di percorrenza al netto delle soste: 2 ore totali
tipologia di percorso: misto (sentiero, asfalto, sterrata)
segnaletica: cartelli, bolli bianco/rossi
acqua: fontane a Ghiffa e al Sacro Monte
periodo consigliato: tutto l’anno in assenza di neve
come arrivare: dista 6 km da Verbania. Direzione Locarno, lungolago. Parcheggi nei pressi dell’imbarcadero a disco orario (60 min.). Parcheggio libero a 650 metri dal Municipio. In autobus: linea 3 Verbania-Cannobio-Brissago, fermata Ghiffa; linea 8 Intra-Ghiffa-Oggebbio, fermata Ronco (www.vcotrasporti.it).
informazioni: Distretto Turistico dei Laghi – www.distrettolaghi.it; Ufficio Turistico Corso Belvedere 94 c/o Imbarcadero, tel. +39 339 6330959; Comune di Ghiffa – www.comune.ghiffa.vb.it; Ente Gestione dei Sacri Monti – www.sacrimonti.org; Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte della SS. Trinità di Ghiffa – www.parks.it/riserva.sacro.monte.ghiffa

L’itinerario

Dall’imbarcadero si percorre un tratto di lungo lago con l’acqua alla propria destra fino ad arrivare davanti alla chiesa di Santa Croce. Salendo lungo la scalinata verso destra si arriva ad un’area giochi con tavolini e panchine. Sulla sinistra invece si sale in via ai Motti seguendola verso destra fino ad un incrocio con tre vie.

Se si lascia l’auto al parcheggio libero, è sufficiente imboccare la scalinata che si trova all’inizio dell’area di sosta e che porta ad un piccolo oratorio, si passa quindi nel vicoletto arrivando al medesimo incrocio.

Si prende in salita (a sinistra per chi arriva dall’imbarcadero, a destra per chi arriva dal parcheggio) percorrendo la stretta via Nigra fino ad arrivare sull’asfaltata Via Marconi che va seguita verso destra, in salita.

La strada è molto stretta, a senso unico in salita e si deve stare attenti all’eventuale passaggio di autovetture.

Si raccorda su una strada più ampia, via Risorgimento, in borgata Ronco. Il cammino prosegue lungo la scalinata che si trova un poco più avanti, sulla sinistra, ma prima si consiglia di proseguire alcuni metri per ammirare la chiesetta dalla facciata in pietra che fa parte del vicino convento.

Il monastero della SS. Trinità ospita dal 1906 una cinquantina di monache Benedettine dell’Adorazione Perpetua del SS. Sacramento. Se entrate all’interno della chiesa siate rispettosi: in qualsiasi momento, sia giorno che notte, almeno una suora è presente intenta a pregare.

Dalla chiesa si torna indietro per salire lungo la scalinata che porta alla chiesa di Ronco e alla piazza Fontane. Si passa accanto all’edificio sacro e all’incrocio a T che si trova alle sue spalle si prende a sinistra via Torino (vecchio segno mezzo cancellato “al Santuario”) per imboccare subito dopo, a destra, via Careghetta. La via, molto stretta, sale fino ad un ulteriore incrocio a T. Qui si prende la via di destra, più larga e selciata, che porta infine nel bosco. Entrati nel bosco si trova un ulteriore bivio. Memorizzate il punto poiché entrambe le vie sono corrette, noi consigliamo di proseguire dritti, da destra si arriverà poi al ritorno. Si continua dunque lungo la selciata (scivolosa in caso di pioggia) salendo rapidamente fino ad arrivare ad una nuova selciata che si segue verso destra per salire agli edifici del Sacro Monte.

Già anticamente esisteva in loco un oratorio del XII-XIII secolo dedicato alla SS. Trinità. Nel 1591 questo edificio viene menzionato e si può vederlo tuttora all’interno della navata dell’attuale chiesa, sulla sinistra, dove si trova l’affresco che raffigura tre volte la figura di Cristo (simbolo della Trinità: tre persone uguali ma diverse). Tra il XVI ed il XVII secolo il sito venne ampliato con la creazione del Sacro Monte formato con la chiesa della SS. Trinità (del 1617) e le cappelle dell’Incoronazione della Vergine (del 1647), San Giovanni Battista (del 1659) e di Abramo (del 1703), oltre ad un porticato che ripara una Via Crucis del 1752, chiuso da un lato da una piccola cappella.

Si segue ora il percorso per disabili che passando davanti al portico della Via Crucis porta ad un’area picnic coperta con tavolini e fontana. Lo spazio aperto attorno agli edifici sacri si presta (si raccomanda: senza schiamazzare!) al movimento libero e di gioco dei bambini poiché non vi sono elementi di pericolo.

Il bosco sovrastante il sacro Monte dal 1987 è Riserva Naturale Speciale.

Dopo la pausa merenda o pranzo, si continua lungo il Sentiero Naturalistico scandito da pannelli didattici (cartelli bianchi “Cappella del Porale e Caronio”) caratterizzato nella prima parte dalla presenza del sentiero per disabili accanto alla sterrata. Lo si abbandona per seguire, a destra, la sterrata in salita (Cartelli “Pollino”). Si può percorrere tutta la sterrata o, in alternativa, imboccare a sinistra una larga “tagliata” in forte salita. Entrambe le vie confluiscono al medesimo punto poco prima del bivio per tornare al Sacro Monte. Prima di proseguire, però, invitiamo a percorrere ancora alcuni metri in direzione di “Pollino” per raggiungere la piccola cappella del Porale, del 1797, immersa nel fresco bosco. Tornati quindi al bivio precedentemente citato nella descrizione, si prende l’ampia pista che si inoltra nel bel bosco di castagni e che con andamento praticamente pianeggiante ripercorre, un poco più a monte, la strada fatta all’andata. Si incontra un unico bivio ma è sufficiente mantenersi sempre sulla via pianeggiante più ampia per arrivare, dopo una leggera discesa, ad una piccola centrale.

Qui, sulla sinistra, si trova l’inizio di un Percorso Vita che con una lunghezza inferiore al chilometro porta a diciotto esercizi fisici, da realizzare parte con attrezzi, parte a corpo libero.

Si prosegue a destra, passando accanto all’edificio della centrale e imboccando il sentiero scalinato che in forte discesa riporta al Sacro Monte (cartello “SS. Trinità” e segni bianco/rossi). Si passa di nuovo accanto al Porticato della Via Crucis e alla cappella di San Giovanni Battista per prendere il sentiero sulla sinistra (cartelli “Cappella di Abramo” che fan scendere lungo un sentiero che sfiora la strada asfaltata e porta alla cappella del Patriarca Abramo, discosta rispetto agli altri edifici del Sacro Monte. Si prosegue oltre la cappella per imboccare il sentiero selciato (cartelli “Ghiffa”) che in breve porta al bivio già incontrato in salita. Da qui si scende lungo la via percorsa all’andata, andando, eventualmente, alla scoperta dei caratteristici vicoli stretti e tortuosi che costituiscono il centro vecchio di Ghiffa e che si dipanano alle spalle della chiesa, come via ai Motti, via Alessandro volta, via Soccorso, via Taccioli.

Per saperne di più:

Museo del Cappello
Dal 1881 al 1981 nel Comune di Ghiffa fu attiva una fabbrica di cappelli in feltro, la Panizza, tuttora produttiva anche se trasferitasi in Toscana (www.panizza1879.com). Oggi l’edificio dello stabilimento è stato trasformato in residence ma all’interno di due sale è stato allestito un museo che presenta l’arte della fabbricazione del cappello con esposizione di macchinari, fotografie, stampe d’epoca e video (www.museodellartedelcappello.com).

consigli per i baby escursionisti

Escursione semplice che non presenta difficoltà. Con bambini in passeggino è possibile salire con l’auto al Sacro Monte e percorrere il Sentiero per Disabili. Area giochi alle spalle della chiesa parrocchiale di Ghiffa, mentre l’area del Sacro Monte offre pietre da scalare e alberi dietro cui nascondersi, mentre anche il Percorso Vita offre nuovi stimoli per scaricare le energie dei piccoli camminatori.

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino, Annalisa Porporato




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Passeggiata pianeggiante ad anello alla scoperta del bosco planiziale umido, patrimonio UNESCO

Lago Maggiore: Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago

Lago Maggiore
Facile
Distanza 5 km
Durata Da 1 a 3 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +150
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Passeggiata pianeggiante ad anello alla scoperta del bosco planiziale umido di questo parco naturale, inserito dal 2011 nel Patrimonio UNESCO per gli importanti ritrovamenti archeologici e la sua storia di sito palafitticolo.

località di partenza e di arrivo: parcheggio di Via Gattico (270 m)
quota massima: necropoli della Civiltà di Golasecca (320 m)
dislivello: 150 m circa totali (non continuativi)
distanza: 5 km totali
tempo di percorrenza al netto delle soste: 2 ore totali
tipologia di percorso: sterrate, sentiero
segnaletica: frecce e cartelli con nomi delle “vie”
acqua: fontana al parcheggio
periodo consigliato: tutto l’anno, da evitare però con la pioggia, con la nebbia e nelle giornate estive più afose.
come arrivare: l’ingresso ufficiale dista 3 km da Arona. Si trova all’estremità meridionale del Lago Maggiore, in Via Gattico 6 ad Arona (cartelli marroni). Parcheggi presso la sede del parco. In autobus: Arona è servita da diverse linee (www.comazzibus.comwww.stnnet.itwww.safduemila.com). In treno: stazione di Arona sulle linee Milano-Domodossola e Arona-Novara (www.trenitalia.com). In battello: linee Arona-Locarno e Locarno-Arona (www.navigazionelaghi.it)
informazioni: Distretto Turistico dei Laghi www.distrettolaghi.it; Ufficio IAT – Largo Duca d’Aosta, Arona, tel. +39 0322 243601 www.visitarona.it; Comune di Arona www.comune.arona.no.it; Ente Gestione Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore www.parcoticinolagomaggiore.com

L’itinerario

L’ente parco propone diversi percorsi possibili segnalati da frecce e colori distinti, tutti reperibili sulle cartine messe a disposizione nella sede del parco.

Il nostro tracciato segue in parte il Percorso Archeologico (viola) prendendo il via lungo Strà di Pianèl da Gatic (numero 1). Al bivio caratterizzato da un pilone votivo si prende a destra, sempre lungo il percorso numero 1, per poi abbandonarlo andando dritto per Strà di Lagon (numero 2), che con andamento pianeggiante porta nei pressi del Lagone, l’area umida più grande del parco presso le cui rive sono stati rinvenuti i resti di un villaggio palafitticolo.

Il sito, trovato per caso durante lavori di estrazione della torba, risale ai secoli XVIII-XIII a.C. Esso ha restituito diversi oggetti ben conservati come ceramiche, armi, ornamenti di metallo, utensili in selce ma soprattutto tre ruote di legno e i calchi di due piroghe scavate in un tronco. La maggioranza dei reperti, oggi, è conservata presso il Museo delle Antichità di Torino.

Non è possibile avvicinarsi alle rive dello specchio d’acqua perché si tratta di area protetta e per via della fitta vegetazione; lo si può osservare solo da lontano ma la suggestione che lascia è intensa. Proseguendo oltre si arriva ad un incrocio a T; si prende a destra per Strà di Sèl (numero 15), abbandonandola quasi subito per andare a sinistra per il Senté dal Laghèt (numero 11). Il tracciato si snoda sinuoso presso una fitta zona di torbiera per salire verso il Motto Caneva. Ad un incrocio con più vie si prende ora a destra il Senté dal Custòn (numero 16), che passa presso la zona ove sono stati rinvenuti resti di una necropoli di epoca romana composta da una decina di tombe.

Con una breve deviazione sulla sinistra, questo sentiero porta sulla cima dell’altura, circondata da una pineta di pino strobo. Proseguendo invece dritti si passa accanto ad una seconda necropoli romana del I-II sec. d.C. Subito dopo si prende a sinistra il Senté dal Fòs (numero 17) che si va a ricongiungere con la Strà di Sèl (numero 15), che va seguita verso sinistra. Pochi metri e ci si trova sulla Strà di Pianèl da Gatic (numero 1) che porta a passare nei pressi della necropoli golasecchiana dell’Età del Ferro (VI-V sec. a.C.). Essa si trova su un vicino dosso, raggiungibile con breve deviazione verso destra.

La cosiddetta Cultura di Golasecca abbraccia un periodo che va dal IX al IV secolo a.C. e si espande sul territorio compreso tra i fiumi Po, Serio, Sesia e Ticino. Prende il nome dalla località in provincia di Varese sita sul Ticino ad una decina di chilometri da qui, dove furono fatti i primi ritrovamenti (cinquanta tombe con ceramiche e metalli).

Da questo punto si continua a seguire il sentiero numero 1 che aggirando il Motto dei Lagoni riporta al punto di partenza nei pressi del pilone votivo.

Per saperne di più:

Il Sancarlone
Ad Arona si trova qualcosa di unico: la Statua di San Carlo Borromeo (1538-1584) o Sancarlone, nome affettuoso per un monumento parente stretto della più nota Statua della Libertà americana. Inaugurato nel 1698, dopo 84 anni di lavoro, il colosso è alto 23,40 metri ma poggia su un piedistallo di 11,70, portando la sommità a svettare a ben 35,10 metri complessivi. La tecnica utilizzata fu così avveniristica da essere di ispirazione per la costruzione di Lady Liberty. La curiosità maggiore, oltre alle dimensioni, sta nella possibilità di entrare all’interno della statua e salire alla testa del santo grazie a strette scalette (non adatte a chi soffre di claustrofobia), arrivando ad ammirare il panorama del lago dalle aperture in corrispondenza degli occhi (www.statuasancarlo.it).

Museo Archeologico di Arona
Raccoglie i tesori archeologici della città e del basso Verbano con una collezione che va da reperti neolitici a ceramiche e vetri post-rinascimentali. Qui si trovano alcuni dei ritrovamenti del Parco dei Lagoni di Mercurago come un calco di ruota e i corredi funebri della Civiltà di Golasecca (www.archeomuseo.it).

consigli per i baby escursionisti

Passeggiata molto facile, tutta all’ombra, anche se da evitare nei momenti più afosi dell’estate. Il percorso indicato è accessibile solo parzialmente a passeggini.

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino e Annalisa Porporato




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Un tuffo in un medioevo ancora vivo e tangibile

IL SENTIERO STORICO DI VOGOGNA

Piana del Toce
Facile
Distanza 1,5 km
Durata 1 ora
Elevation N.P.
Dislivello + +180
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Passeggiata nella storia che attraversa le caratteristiche vie di Vogogna per poi salire fino ai resti della Rocca, per un tuffo in un medioevo ancora vivo e tangibile.

località di partenza: Vogogna municipio (222 m)
località di arrivo: la Rocca (323 m)
quota massima: 392 m
dislivello: 180 m solo andata
distanza: 1,5 km solo andata
tempo di percorrenza al netto delle soste: 45 minuti solo andata
tipologia di percorso: misto (sentiero, asfalto, selciata, sterrata)
segnaletica: cartelli e segni bianco/rossi
acqua: fontane a Vogogna e in area picnic
periodo consigliato: tutto l’anno in assenza di neve
come arrivare: in auto 15 km da Domodossola, ampi parcheggi di fronte al municipio e nei pressi del teatro. In autobus: varie linee, fermata Vogogna bivio FS (www.comazzibus.com). In treno: stazione FS di Vogogna (www.trenitalia.com)
informazioni: Distretto Turistico dei Laghi www.distrettolaghi.it; Comune di Vogogna www.comune.vogogna.vb.it

L’itinerario

Dai parcheggi, tenendo il municipio alla propria destra, si percorre un breve tratto di strada fino ad arrivare alla selciata Via Rimembranza che, con leggera salita, porta verso la neogotica Chiesa Sacro Cuore di Gesù, di fine Ottocento (nei pressi si trovano una fontana e uno dei pannelli didattici che si incontreranno lungo il percorso). Si noti, accanto all’edificio, l’ampio spazio simile ad un teatro, si tratta del luogo dove sorgeva la vecchia parrocchiale crollata nel 1975, di cui restò solo il portale poi inglobato nel nuovo campanile.

Dalla chiesa si passa sopra il ponte posto dove un tempo sorgeva una delle porte d’ingresso al paese, per imboccare Via Roma (cartello di legno “Sentiero Natura” La Rocca), così da ammirare i palazzi storici con balconate settecentesche e i porticati medievali come quello dove si trovava la casa del “gabelliere” (colui che riscuoteva i dazi). Si notino le vie tutte selciate con ciottoli di fiume. Si arriva in tal modo al Palazzo Pretorio, edificio del 1348 costruito sullo stile dei broletti lombardi ossia sopraelevato cosicché lo spazio sottostante fosse utilizzato come riparo per lo scambio di merci ed informazioni durante i giorni di pioggia. Fino al 1819 fu sede del governo dell’Ossola Inferiore.

Tutt’attorno sorgono alcune belle dimore signorili come Villa Biraghi (1650), oggi sede dell’Ente Parco Nazionale Val Grande. Volendo, si può proseguire un pezzettino fino ad arrivare allo slargo che indica il luogo dove sorgeva la seconda porta d’ingresso al paese e dove si può ammirare il retro di Casa Marchesa, il più antico edificio di Vogogna, risalente al 1350. Si percorre poi verso destra la strettissima Via Sotto le Mura, che passa lungo il perimetro delle antiche mura di difesa. Camminando verso destra lungo Via Teatro oppure Via della Motta, o andando fino alla fine di Via Sotto le Mura, si riprende Via Roma tornando al Palazzo Pretorio. Da qui si sale verso sinistra la gradinata che porta al Castello Visconteo, già visibile con il suo poderoso torrione che domina l’intero abitato. Risalente al 1348, dopo essere stato centro militare ed amministrativo dell’Ossola Inferiore, ma anche carcere (fino al 1914), oggi è sede museale e luogo per incontri ed eventi culturali (www.castellodivogogna.it).

Aggirando la mole del castello, passando a ridosso del muro di cinta che si eleva alla propria destra, si arriva ad un ponte e quindi si imbocca la mulattiera verso destra, in salita. Raggiunto un edificio isolato, la mulattiera prende a salire in modo ripido, con un grandioso punto di vista sul castello. Si arriva in tal modo alla frazione di Genestredo (354 m), passando accanto a un interessante lavatoio a fil di pavimento. Giunti al centro della borgata, dove si trova una tettoia e una fontana (non potabile), si prende a destra (cartello La Rocca A34a) lungo una sterrata graduale che porta ad un guado. Una volta oltre, si sale rapidamente per una scalinata che si pianifica presto portando piacevolmente prima ad un’area picnic con tavolini, fontana e spazi per grigliate, e subito dopo alla torre della Rocca di origine longobarda. Devastata nel 1514, della torre restano solo i ruderi (un cartello invita a non avvicinarsi per caduta pietre). Il sentiero di accesso è invitante ma non ne vale la pena poiché il lato più bello dell’edificio è quello davanti al quale già vi trovate.

Per saperne di più:

Il marchio “I Borghi più Belli d’Italia”
Non bisogna dimenticare che, per il suo prezioso patrimonio storico-artistico e l’efficace conservazione dei suoi monumenti, da tempo Vogogna rientra a pieno merito tra “I Borghi più Belli d’Italia” (www.borghipiubelliditalia.it).

Il mascherone celtico
In località Dresio, leggermente fuori Vogogna in direzione Domodossola, si trova l’Oratorio di San Pietro, la prima chiesa parrocchiale del comune, di origine longobarda con affreschi quattrocenteschi. Accanto all’edificio, noterete una fontana caratterizzata da un interessante mascherone datato I-II secolo a.C., detto “mascherone celtico”. Si tratta di una copia, l’originale è custodito all’interno del Palazzo Pretorio.

consigli per i baby escursionisti

Accessibile ai passeggini solo all’interno del borgo, per la salita al castello si può usare l’ascensore panoramico (solo negli orari di apertura). Grande parco giochi di fronte al municipio.

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino e Annalisa Porporato




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Facile percorso che ricalca il Raggio d’Oro

LAGO D’ORTA: DA PETTENASCO A LEGRO

Lago d’Orta
Facile
Distanza 6 km
Durata Da 2 a 4 ore
Elevation N.P.
Dislivello + +200
Dislivello – N.P.
Pendenza N.P.

Descrizione Percorso

Facile percorso che ricalca, in parte, il Raggio d’Oro e che dalla borgata di Pettenasco porta verso Legro, “paese dipinto”, attraversando l’affascinante borgo di Miasino, colmo di storia.

località di partenza: Pettenasco (300 m)
località di arrivo: Legro (360 m)
quota massima: Miasino (492 m)
dislivello: 200 m circa solo andata
distanza: 6 km solo andata
tempo di percorrenza al netto delle soste: 2 ore solo andata
tipologia di percorso: misto (sentiero, asfalto, sterrata)
segnaletica: cartelli bianco/rossi “VU9” e segni bianco/rossi
acqua: fontane nei centri abitati
periodo consigliato: tutto l’anno in assenza di neve
come arrivare: dista 20 km dall’uscita autostradale di Arona della A26, quindi direzione Gozzano e a seguire Orta San Giulio e Pettenasco, posto sulla riva orientale del Lago d’Orta. Parcheggi lungo la provinciale nei pressi della chiesa parrocchiale oppure dell’imbarcadero. In alternativa parcheggi presso l’area di sosta Paganetto. In autobus: linea Borgomanero-Omegna (www.comazzibus.com). In treno: linea Novara-Domodossola, stazione di Pettenasco (www.trenitalia.com). In battello: linea Orta-Omegna, dalla primavera all’autunno (www.navigazionelagodorta.it)
informazioni: Distretto Turistico dei Laghi www.distrettolaghi.it; Ufficio IAT – Via Bossi 11, Orta San Giulio, tel. +39 0322 905163; Comune di Orta San Giulio www.comune.ortasangiulio.no.it; Ufficio Turistico – Via Vittorio Veneto c/o Museo dell’Arte della Tornitura del Legno, Pettenasco, tel. +39 345.9956357; Comune di Pettenasco www.comune.pettenasco.no.it; Comune di Miasino www.comune.miasino.no.it

L’itinerario

Anche se si può arrivare con l’auto all’area picnic Paganetto, consigliamo, se possibile, di parcheggiare nei pressi della chiesa o della passeggiata lungolago, così da avere la possibilità di attraversare la borgata di Pettenasco e ammirare il bel campanile romanico del XI secolo, uno dei più antichi della Riviera. Dalla chiesa si attraversa la statale per imboccare Via Vittorio Veneto (attenzione, priva di marciapiede) che in salita porta prima al Museo dell’Arte della Tornitura del Legno e poi all’incrocio con una piccola cappella (fontana).

Artigianato tipico dell’area del Cusio, la produzione di oggetti in legno tornito rimase assai attiva fino agli anni Cinquanta. Il museo presenta una collezione di utensili, macchinari e oggetti provenienti dalle fabbriche e dai laboratori locali.

Appena dopo si prende la strada a destra (cartello marrone “area picnic Paganetto”) che passa al di sotto dell’alto ponte ferroviario (mentre vi passate sotto, provate a emettere rumori e fate caso a come rimbombano con effetto eco!). Tenendosi sempre su asfalto si arriva all’area picnic, anticipata da un vecchio ponte coperto di edera. Una breve deviazione percorre la scalinata a sinistra e porta alla base del ponte, presso la riva del torrente con un vecchio fontanile e una Madonnina. Poco dopo il ponte si imbocca la sterrata a destra (cartello VU9 Carcegna-Miasino) che sale graduale fino a sfiorare la ferrovia per poi seguirla diventando a tratti selciata.

All’altezza di un cancello si piega decisamente a sinistra in salita più netta fino a raccordare su una sterrata più larga che prosegue verso destra, ora più graduale. Si entra tra le abitazioni di Carcegna percorrendo Via Roma. Mantenendosi sempre su Via Roma e ignorando segni di vari colori che possono ingannare si arriva ad un incrocio nei pressi della Chiesa di San Pietro Apostolo. Si attraversa l’incrocio così da raggiungere la chiesa dietro la quale si trova un piccolo parco giochi. Si percorre un breve tratto di strada asfaltata per prendere quasi subito a sinistra (cartello “Miasino–Legro”). Dopo un edificio che ospita il circolo operaio si deve prestare attenzione e andare a destra sulla stradina inerbita più piccola (attenzione, dritti si entra in una proprietà privata!) che porta ad attraversare un prato e quindi ad un ponticello che attraversa un piccolo rio, per poi salire lungo una scalinata. Una volta in cima si prende la sterrata a sinistra che dopo un poco si fa asfaltata, sempre in leggera salita. Da questo punto si prosegue sempre dritto mentre verso destra si apre la vista sul lago e la penisola di Orta San Giulio. Si raggiunge così la borgata di Miasino accedendo sotto un’arcata che porta alle stradine selciate.

Variante: il percorso prosegue verso destra, ma consigliamo di effettuare una deviazione verso sinistra percorrendo le vie del paese. Si passa accanto alla mole di Villa Nigra, meravigliosa residenza aristocratica di campagna con ali di varie epoche, dal XVI al XVIII secolo. Sotto la gestione comunale, oggi ospita eventi, mostre e concerti. Da qui si seguono i cartelli per la Chiesa di San Rocco, grandioso edificio che si eleva al di sopra del borgo con alcune gradinate erbose (panchine e fontana). Si è quindi raggiunto il punto più elevato dell’intero percorso. Nelle immediate vicinanze si trova anche il Giardino dei Semplici, sorta di giardino botanico con una raccolta di vegetali citati nella Bibbia, mentre appena dietro il campanile si allargano un campo da calcio e uno da volley.

Dal bivio si continua sulla selciata fino a sbucare ad un incrocio. Si deve prendere a destra percorrendo un tratto su asfalto (fate attenzione, privo di marciapiede!). Lo si abbandona dopo 300 metri per imboccare una sterrata a destra (cartello “Legro-Orta”) che scendendo porta attraverso un tratto boscoso. La sterrata diventa asfalto e al suo termine si prende a sinistra. Giunti all’incrocio lo si attraversa puntando verso i due cancelli che si trovano di fronte: tra i due comincia Via Vecchia Stazione, costellata dai primi murales a tema cinematografico. Siete arrivati a Legro, detto “il paese dipinto” proprio per la presenza dei numerosi affreschi che si trovano sparsi sulle facciate delle case e per le vie, tutti legati a film girati sul Lago d’Orta, tutti da cercare girovagando per questo paesino.

Per il ritorno si prospettano varie soluzioni.
Si può tornare indietro semplicemente per la strada percorsa all’andata.
Si può utilizzare il treno della linea Novara-Domodossola prendendolo alla stazione FS di Orta-Miasino (che in realtà è proprio a Legro!).
Assai consigliabile, infine, è allungare il tracciato a piedi fino a raggiungere Orta San Giulio (vedi descrizione successiva) e, da qui, tornare a Pettenasco con il battello che viaggia in direzione Omegna (non in inverno).

Verso Orta San Giulio
dislivello: -100 metri in discesa solo andata
distanza: 2 km solo andata
tempo di percorrenza al netto delle soste: 45 minuti solo andata

Giunti presso la ferrovia la si attraversa grazie al sottopasso per puntare verso gli impianti sportivi e proseguire su sentiero fino a Via Marconi, nei pressi della rotonda presso cui sorge imponente Villa Crespi.

Se per qualche motivo non è possibile prendere questo sentiero, è sufficiente proseguire con la linea ferroviaria alla propria destra fino a passare oltre la stazione e arrivare su Via Marconi. Qui si prende a sinistra scendendo fino alla rotonda citata in precedenza oppure si devia per la più piccola Via Don Giovanni Bosco che passa parallela a questa, priva di traffico.

Dalla rotonda appare in tutta la sua eleganza la villa moresca, oggi hotel di lusso e ristorante di un noto chef italiano. Ormai siamo ad Orta San Giulio, uno dei “Borghi più belli d’Italia” (www.borghipiubelliditalia.it). Si gira a destra a fianco della villa imboccando Via Fava che in breve porta lungo la riva del lago fino ad arrivare a Piazza Mario Motta, dove si trovano l’imbarcadero e numerosi locali. Ad un’estremità sorge un curioso edificio affrescato, con una scala: si tratta del Palazzo della Comunità. Costruito nel 1582, era sede del governo dello stato-feudo della Riviera di San Giulio ed è noto oggi anche come Broletto o Palazzotto. Orta si dipana in un dedalo di vie intricate e solo apparentemente caotiche. E’ sufficiente mantenersi su Via Olina, che prosegue alle spalle del Palazzo della Comunità, per esplorare i vicoli e i giardini più tipici oppure salire a destra per Via Caire Albertoletti, detta anche “salita della Motta”, per ammirare alcuni degli edifici più antichi. Casa Marangoni (XIV secolo), per esempio, è detta anche “Casa dei Nani” per via delle piccole finestre che ornano la sua parte superiore, sorretta da un lungo architrave in legno e decorata con affreschi.

Per saperne di più:

la visita speciale
Da Orta San Giulio partono varie imbarcazioni per l’Isola di San Giulio, che vale certamente una visita. I suoi stretti vicoli, le scalinate e gli archi di pietra creano uno scenario davvero suggestivo. La maggior parte degli edifici sorge sui resti di un antico castello, forse longobardo, ma a farla da padrone è certamente la Basilica di San Giulio, esternamente in puro stile romanico. Edificata nel IV secolo, sembra dal santo in persona, venne ricostruita una prima volta nel IX secolo, per poi subire ulteriori modifiche durante i secoli X-XI. All’interno spicca il pregevole pulpito in pietra serpentino di Oira (XII secolo), che presenta interessanti bassorilievi tra cui una misteriosa figura umana. La tradizione vuole sia Guglielmo da Volpiano (962-1031), monaco benedettino e abate di Digione, che nacque proprio qui sull’isola. Notevoli poi gli affreschi del XIV-XVI secolo, alcuni della scuola del pittore-scultore Gaudenzio Ferrari (1475/80-1546). All’interno della sacrestia è celata una vertebra fossile ritrovata, sembra, in una grotta della penisola di Orta… Forse il resto di uno dei draghi scacciati da San Giulio? Altro edificio assai importante è l’Abbazia Mater Ecclesiae, che dal 1973 ospita un grosso nucleo di monache di clausura benedettine dedite al restauro di tessuti preziosi ed arazzi.

consigli per i baby escursionisti

Passeggiata alla portata di (quasi) tutti ma non accessibile ai passeggini. Se potete, allungate la passeggiata sino ad Orta, i piccoli apprezzeranno un bel gelato seduti sulle rive del lago!

Realizzatori del percorso: Franco Voglino, Annalisa Porporato e Nora Voglino
Autori dei testi: Franco Voglino e Annalisa Porporato




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